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AGRIZA
DRAMMA LIRICO IN UN PROLOGO E TRE ATTI
POESIA
DI TEMISTOCLE SOLERA
MUSICA
DI GIUSEPPR VERDI
GENOVA
TIPOGRAFIA ARCIVESCOVILE
4859.
i;
PERSONAGGI
ATTILA, re degli Unni
Signor Gio. Capponi.
EZIO, generale romano
Signor Salvatore Binaghi.
ODABELLA , figlia del signore d’ Aquileja
Signora Geltrude Naglia.
FORESTO, cavaliere aquilejese
Signor Mariano Neri.
ULDINO , giovine bretone, schiavo d’ Attila
Signor Gio. Scotti.
LEONE, vecchio romano
Signor Antonio Ferrari.
Soldati, Popolo, Uomini e Donne di Aquileja, Donzelle
aquilejesi in abito guerriero , Ufficiali e Soldati Romani,
Vergini e Fanciulli di Roma, Eremiti, Schiavi.
La scena, durante il prologo, è in Aquileja e nelle
Lagune Adriatiche, durante i tre atti è presso Roma.
Epoca, la metà del quinto secolo.
Il virgolato si ommette,
dr et,
\
SCENA PRIMA
Piazza di Aquileja. Rovine.
La scena è ingombra di Unni, Eruli, Ostrogoti, ecc.
Coro Uni, rapine,
; Gemiti, sangue, stupri, rovine.
des .
E stragi e fuoco
D’Attila è il gioco.
Oh lauta mensa,
Che a noi sì ricco suolo dispensa!
Wodan non falla.
Ecco il Valalla!...
T'apri agli eroi...
Terra diletta, tu se’ per noi.
Attila viva;
Ei la scopriva!
Il re si avanza,
Wodan lo cinge di sua possanza.
Eccoci a terra
Dio della guerra!... (£utt? st prostrano)
SCENA II.
Attila, Duci, ecc.
Att. (scende dal carro)
Eroi, levatevi! Stia nella polvere
Chi vinto muor. i i
Qui!... circondatemi; — l'inno diffondasi
Del vincitor.
I figli d’Attila — vengono e. vincono -
A. un punto sol... i i
Non è sì rapido — solco di fulmine,
D'aquila vol. (va a sedersi sopra un trono) RI
i
Coro
Viva il re delle mille foreste
Di Wodano ministro. e profeta;
La sua spada è sanguigna cometa,
La sua voce è di cielo tuonar.
Nel fragore di cento tempeste
Vien lanciando dagli occhi battaglia;
Contro i chiovi dell’aspra sua maglia
Come in rupe si frangon gli acciar.
SCENA II.
IHidino, Odabella, Donzelle d’Aquileja e detti.
Att.
Uld.
Att.
Oda.
Att.
Oda.
Att.
Oda.
Di giovani straniere (scendendo dal trono)
Oh quale stuol vegg’ io?
Contro il divieto mio
Chi di salvarle osò?
Al re degno tributo ei mi semardi
Mirabili guerriere
Difesero 1 fratelli...
Che sento?... a donne imbelli
Chi mai spirò valor?
Santo di patria indefinito amor! (con energia)
Allor che i forti corrono
Come leoni al: brando
Stan le tue donne, o barbaro,
Sui carri lagrimando.
Ma noi, noi donne italiche
Cinte di ferro il seno
Sul fumido terreno
Sempre vedrai pugnar.
Bella è quell’ira, o vergine
Nel scintillante sguardo;
Attila, i prodi venera,
Abbomina il codardo...
O valorosa, chiedimi
Grazia che più ti aggrada.
Fammi ridar la spada!...
La mia ti cingi!...
(Oh acciar!!)
Da te questo or m'è concesso,
O giustizia alta, divina! 4°
"a »
Att.
Coro
Att.
Ezio
Att.
Ezio
Att.
L'odio armasti dell’ oppresso
Coll’ acciar dell’ oppressor.
Empia lama , l’ indovina
Per qual petto è la tua punta?
Di vendetta l'ora è giunta...
Fu segnata dal Signor.
(Qual nell’alma, che struggere anela
Nuovo senso discende improvviso?...
Quell’ardire, quel nobile viso
Dolcemente mi fiedono il cor!)
Viva il re, che alla terra rivela
Di quai raggi Wodano il circonda!
Se flagella è torrente che inonda;
E rugiada se premia il valor.
Schiava non già, ma del mio campo gemma
» Rimani, e fulgi nel real corteggio;
» Siate voi tutte ancelle
» A lei ch'io vesto della luce mia.
» (Fingasi! Oh lampo di celeste ajuto!
» Oh patria!... Oh padre! Oh sposo mio perduto!)
Uldino, a me dinanzi (Oda. e donne part.)
L’inviato di Roma ora si guidi... (Uldin. parte)
Frenatevi, miei fidi,
Udir si dee, ma in Campidoglio poi
Risposta avrà da noi.
id
SCENA IV.
Ezio, Uffiziali romani e detti.
Attila!
Oh il nobil messo!
Ezio!... tu qui?... fia vero!
Ravvisi ognuno in esso
L’altissimo guerriero
Degno nemico d’ Attila,
Scudo di Roma e vanto...
Attila, a te soltanto
Ora chied’io parlar.
Ite. (escono tutt?)
PI
6
Att.
Ezio
Att.
Ezio
Att.
Ezio
SCENA V.
Attila ed Ezio.
La destra porgimi...
Non già di pace spero
Tuoi detti...
L’ orbe intero
Ezio in tua man vuol dar.
Tardo per gli anni, e tremulo
E il regnator d'Oriente;
Siede un imbelle giovine
Sul trono d'Occidente;
Tutto sarà disperso
Quand’io mi unisca a te...
Avrai tu l'universo,
Resti | Italia a me.
Dove l'eroe più valido
E traditor, spergiuro,
Ivi è perduto il popolo,
E l’aere stesso impuro;
Ivi impotente è il Dio
Ivi è codardo il re...
Là col flagello mio
Rechi Wodan la fé!
Ma se fraterno vincolo
Stringer non vuoi tu meco,
Ezio, ritorna ad essere
Di Roma ambasciator:
Dell’ imperante Cesare
_ Ora il voler ti reco...
E van! Chi frena or | impeto
Del nembo struggitor?
(rimettendost)
Vanitosi!... Che abbietti e dormenti
Pur del mondo tenete la possa,
Sopra monti di polvere ed ossa
Il mio baldo corsier volerà.
Spanderò la rea cenere ai venti
Delle vostre superbe città.
Fin che d’Ezio rimane la spada,
Starà saldo il gran nome, romano
Di Chalons lo provasti sul piano
Quando a fuga ti aperse il sentier.
Tu conduci l’ eguale nfasnada
Io comando gli stessi guerrier.
(partono entrambi da opposte parti)
SCENA VI.
Rio-Alto nelle Lagune Adriatiche. Qua e là sopra pa-
lafitte sorgono alcune capanne, comunicanti fra loro
per lunghe asse sorrette da barche. Sul davanti sorge
in simil guisa un altare di sassi dedicato a san Gia-
como. Il tocco lento della campana saluta Il mattino.
Alcuni Eremiti escono palio capanne, e s’ avviano al-
l’altare.
I, Qual notte!
II Ancor fremono l onde al fiero
Turbo, che Dio d’ un soffio suscitò.
Fas Lode al Signor!
Il. Lode al Signor!
Uniti i i L’altero
Elemento Ei sconvolse ed acquetò
Sia torbida o tranquilla la natura,
D'eterna pace Ei nutre i nostri cor.
L’ alito del mattin già laure appura.
È: Preghiam!
II. Preghiam!
Uniti Sia lode al Creator!
Voci interne Lode al Creator!
SCENA VII.
Dalle navicelle che approdano a poco a poco escono
Foresto, donne, uomini e fanciulli d’ Aquilea, ecc.
Erem. Quai voci!... Oh tutto
Di navicelle - coperto è il flutto!...
Son d'Aquileja - Certo al furor
Scampan dell’ Unno. -
Aqui. | Lode al Creator!
For. Qui, qui sostiam! - Propizio augurio
— N'è questa croce, - n'è questo altar.
Ognuno d’intorno - levi un tugurio
Fra questo incanto - di ciel e mar.
Aqui. Lode a Foresto! - Tu duce nostro,
Scudo e salvezza - n'eri tu sol...
For. Oh! ma Odabella! - Preda è del mostro,
Serbata al pianto, - serbata al duol.
Ella in poter del barbaro!
Fra le sue schiave avvinte!
Agi che men duro all'anima
Fora il saperti estinta!
Io ti vedrei fra gli angeli
Almen ne sogni allora,
E invocherei l’ aurora
Dell’immortal mio di.
Tutti Spera!... l’ardita giovane
Forse al crudel sfuggì.
Erem. Cessato alfin il turbine,
Più il sole brillerà.
For. Sì, ma il sospir dell’ esule,
Sempre Aquileja avrà.
Cara patria, già madre e reina
Di possenti magnanimi figli,
Or macerie, deserto, ruina,
Su cui regna silenzio e squallor;
Ma dall’alghe di questi marosi,
Qual risorta fenice novella ,
Rivivrai più superba, più bella
Della terra e dell’onde stupor!
Coro Si, dall’alghe di questi marosi,
Qual risorta fenice ‘novella;
Rivivrai, nostra patria, più bella
Della terra e dell’onde stupor!
CALA IL SIPARIO.
FINE DEL PROLOGO
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Bosco presso il campo d’'Attila.
Odabella sola.
Minnie or piangi...
Sfrenati, o cor.- La queta ora, in che posa
Han pur le tigri, io sola
Scorro di loco in loco.
Eppur sempre quest ora attendo, invoco.
Oh! nel fuggente nuvolo
Non sei tu, padre, impresso?...
Cielo!... ha mutato imagine?...
Il mio Foresto è desso.
Sospendi, o rivo, il murmure,
Aura, non più fremir...
Ch’ io degli amati spiriti
Possa la voce udir. —
Qual suon di passi!
SCENA II.
Foresto, in costume barbaro, e detta.
For. Donna! ...
Oda. Gran Dio!!...
For. Ti colgo alfine!...
Oda, Sì... la sua voce!
Tu... Tu! Foresto? - Tu, Vamor mio?
Foresto - io manco! mi affoga il cor!
Tu mi respingi? - Tu! - Sì feroce?
For. Nè a me dinanzi - provi terror?
Oda. Ciel che dicesti? (riscuotendost)
For. T'infingi invano:
Tutto conosco, - tutto spiai!
Per te d'amore, - furente, insano
Sprezzai perigli - giunto son qui!
Qual io ti trovi - barbara il sai...
Oda. —Tu?... tu Foresto, parli così?
40
For.
Oda,
For.
Oda.
For.
Oda.
For.
Oda.
For.
Oda.
Sì, quell’io son, ravvisami,
Che tu tradisti, o infida :
Qui fra le tazze e i cantici
Sorridi all’ omicida...
E la tua patria in cenere
Pur non ti cade in mente...
Del padre tuo morente
L’angoscia, lo squallor...
Col tuo pugnal feriscimi
Non col tuo dir, Foresto:
Non maledir la misera...
Crudele inganno è questo!...
Padre, ben tu puoi leggere
Dentro il mio sen dal cielo...
Oh! digli tu, se anelo
D' alta vendetta in cor.
Va... racconta al sacrilego infame,
Chio sol resto a sbramar la sua fame.
Deh!... pel cielo, pe’ nostri parenti
Qui m' uccidi, o m'ascolta, crudel!
Che puoi dirmi?
Foresto, rammenti
Di Giuditta che salva Israel?
Da quel dì che ti pianse caduto
Con suo Padre sul campo di gloria,
Rinnovar di Giuditta la storia
Odabella giurava al Signor.
Dio!... che intendo! o
La spada del mostro
Vedi? è questa!... Il Signor l’ha voluto!
Odabella... a’ tuoi piedi mi prostro...
AI mio sen!... Or s'addoppia il valor.
For. e Oda.
Oh t'inebbria nell’amplesso,
Gioja immensa, indefinita!
Nell’istante a noi concesso
Si disperde il corso duol!
Qui si effonde in una sola
Di due miseri la vita...
Noi ravviva, noi consola
Una speme; un voto sol.
14
SCENA III.
Tenda d’ Attila. Sopra il suolo coperto da una pelle di
tigre è disteso Ul/dino che dorme. Attila in preda al
sonno sopra letto orientale assai basso e coperto egual-
mente di pelli di tigre.
Att.
Uld.
Att.
Uld.
Att.
Uld.
Att.
Uld.
Uld.
Uld.
Att.
Uldin! Uldin! (balzando esterrefatto)
Mio re!
Non hai veduto?
Che mai?
Tu non udisti?
Io? nulla.
Eppur feroce
Qui aggirava. — Ei mi parlò... sua voce
Parea vento in caverna!
i Oh re, d’intorno
Tutto è silenzio... della vigil scolta
Batte soltanto il piè.
Mio fido, ascolta!
Mentre gonfiarsi l’anima
Parea dinanzi a Roma,
M'’apparve immane un veglio,
Che mi afferrò la chioma...
Il senso ebb’io travolto,
La man gelò sul brando;
Ei mi sorrise in volto,
E tal mi fe comando;
Di flagellar l’ incarco
Contro ai mortali hai sol:
T’arretra!.. or chiuso è il varco;
Questo de’ numi è il suol!
In me tai detti suonano
Cupi, fatali ancor,
E l’alma in petto ad Attila
S'agghiaccia pel terror.
Raccapriccio! Che far pensi?
Or son liberi i miei sensi! (reaccendendost)
Ho rossor del mio spavento,
Chiama i druidi, i duci, 1 re.
Gia più rapido del vento,
Roma iniqua, io movo a te.
?P
SCENA IV.
Attila solo.
Oltre quel limite
T'attendo, o spettro!
Vietarlo ad Attila -
Chi mai potrà?
Vedrai, se pavido
To là m'arretro,
Se alfin me vindice
I} mondo avrà.
SCENA V.
Uldino, Druidi, Duci, Re, e detto.
Coro Parla, imponi.
Att. Le ardite mie schiere
Sorgan tutte alle trombe guerriere,
E Wodano che or Roma mi addita:
Moviam tosto. |
Coro Sia gloria a Wodan. |
Allo squillo, che al sangue ne invita I
Pronti ognora i tuoi fidi saran. (le trombe squil-
lano tutto d’ intorno : succede subito ed/esce
la seguente religiosa armonia di)
Voci interne lontane
Vieni... Le menti visita,
O spirito creator,
Dalla tua fronte piovere
Fanne il vital tesor.
Att. Che fia! Non questo è l’eco
Delle mie trombe! Aprite, ola!
SCENA VI.
il campo d’Attila. Dal fondo vedesi avanzare, preceduta da
Leone e da sei Anziani , processionalmente una schiera ‘
di vergini e fanciulli in bianche vesti recanti palme.
La scena è ingombra dalle schiere d’ Attila in armi. Fra
la moltitudine appare Foresto con visiera calata. Oda-
bella e detti.
Att. Chi vien?
15
Coro (di vergini e fanciulli sempre avvanzandosi)
I guasti sensi illumina,
Spirante amore in sen.
L’oste debella, e spandasi
Di pace il bel seren.
Att. Uldino! è quello il bieco
Fantasma!.. il vo’ sfidar... Chi mi trattien?
Leo. Di flagellar Vl’ incarco
Contro 1 mortali har sol.
T’ arretra... Or chiuso è è varco;
Questo de numi è «l suol.
Att. Gran Dio! le note stesse
Che la tremenda vision m’ impresse,
(Egli leva la testa al cielo sopraffatto da subito
terrore, tutti restano sorpresi e smarriti)
(No!... non è sogno - ch’or l’ alma invade!
Son due giganti - che investon l' etra...
Fiamme son gli occhi - fiamme le spade...
Le ardenti punte - giungono a me.”
Spirti, fermate. Qui l uom si arretra;
Dinanzi ai numi - prostrasi il re.
Coro ed Uld.
(Sordo ai lamenti - pur de’ fratelli,
Vago di sangue, - di pugne sol;
La flebil voce - di pochi imbelli
Qual nuovo senso - suscita in me?...
Qual possa è questa - prostrato al suol
La prima volta - degli Unni il re!)
Leone, Odab., For., e Verg.
Oh dell’ Eterno - mira virtute !
Da un pastorello - vinto è Golia,
Da umil fanciulla - 1° uomo ha salute.
Da gente ignota - sparsa è la fè...
Dinanzi a turba - devota e pia
Ora degli empi - s’arretra il re!
FINE DELL'ATTO PRIMO.
"ATTO SEGONDO
SCENA PRIMA
Campo d’ Ezio.
Ezio solo. Egli esce tenendo in mano un papiro
spiegato e mostrando dispetto.
Trequa è cogli Unni — A Roma,
Ezio, tosto ritorna... a te l’impone
Valentinian. — L’impone! e in cotal modo,
Coronato fanciul, me tu richiami?...
Or, or, più che del barbaro le mie
Schiere paventi!... Un prode
Guerrier canuto piegherà mai sempre
Dinanzi a imbelle. a concubine servo?
Ben io verrò... Ma qual s'addice-al forte,
Il cui poter supremo
La patria leverà da tanto estremo!.
Dagli immortali vertici
Belli di gloria, un giorno,
L’ombre degli avi, ah sorgano:
Solo un’istante intorno! —
Di là vittrice 1° aquila
Per l’orbe il vol spiegò...
Roma nel vil cadavere
Chi ravvisare or può?
Chi vien?
SCENA II.
Preceduto da alcuni soldati romani presentasi
uno stuolo di schiavi d’ Attila e detto.
Coro Salute ad Ezio
Attila invia per noi.
Brama che a lui convengano
Ezio, ed i primi suoi. —
Ezio Ite! — Noi tosto al Campo
Verrem. —
Ezio.
For.
Ezio
For.
Ezio
For.
. Ezio
For.
« Ezio
SCENA III.
Tra gli schiavi che partono uno è rimasto.
Egli è Foresto.
Che brami tu?
Ezio, al comune scampo
Manca la tua virtù.
Che intendi?... Oh chi tu sei? (sorpreso)
Ora saperlo è vano;
Il barbaro profano
Oggi vedrai morir.
Che narri?...
Allor. tu déi
L’opera mia compir.
Come ?...
Ad un cenno pronte
Stian le romane schiere,
Quardo vedran dal monte
Un fuoco lampeggiar,
Prorompano, quai fiere,
Sullo smarrito branco!
Or'va.. citi
Di te non manco
Saprò vedere, e oprar. ( For. parte rapid.)
SCENA IV.
Ezio solo.
E gettata la mia sorte,
Pronto sono ad ogni guerra,
S' io cadrò, cadrò da forte,
E il mio nome resterà.
Non vedrò l'amata terra
Svenir lenta e farsi a brano...
Sopra l’ultimo romano
Tutta Italia piagnerà.
16
SCENA V.
Campo d’Attila apprestato a solenne convito. La notte
è vivamente rischiarata da fiamme che irrompono da
grossi tronchi di quercia.
Unni, Ostrogoti, Eruli, ecc. Mentre i guerrieri can-
tano, Attila va ad assidersi al suo posto, Odabdella
gli è presso in costume d’Amazzone.
Coro Del ciel l’ immensa volta,
Terra, ai nemici tolta,
Ed aere che fiammeggia,
Son d’ Attila la reggia.
La gioja delle conche
Or si diffonda intorno;
Di membra e teste tronche
Godremo al nuovo giorno! . (uno squillo di
trombe annuncia l’arrivo degli Ufficiali
romani preceduti da Uldino.
SCENA VI.
Ezio col seguito, Uldino, Foresto, che nuovamente in
abito guerriero si frammischia alla moltitudine, e detti.
Att. Ezio, ben vieni! Della tregua nostra (alzandosi)
Fia suggello il convito.
Ezio Attila, grande
In guerra sei, più generoso ancora
Con ospite nemico.
(Alcuni Druidi, avvicinandosi ad Attila,
. gli dicono sotto voce)
O re; fatale
È seder collo stranio.
Att. E che?
Dru. ‘ Nel cielo
Vedi adunarsi i nembi
Di sangue tinti... Di sinistri augelli
Misto all’ infausto ‘grido
Dalle montagne urlò lo spirto infido!
Att. Via, profeti del mal.
Dru, Wodan ti guardi.
Att.
Sac.
Sacre figlie degli Unni,
Percuotete le cetre, e si diffonda
Delle mie feste la canzon gioconda.
(tutti si assidono. Le Sacerdotesse, schiera-
tesi nel mezzo, alzano tl seguente canto)
Chi dona luce al cor?... Di stella alcuna
Dal cielo il vago tremolar non pende;
Non raggio amico di ridente luna
Alla percossa fantasia risplende...
Ma fischia il vento, rumoreggia il tuono,
Sol dan le corde della tromba il suono.
17
(alle Sacerd.)
(In quel mentre un improvviso e rapido soffio pro-
celloso spegne gran parte delle fiamme. Tutti se
alzano per natural moto di terrore. Silenzio e
tristezza generale. Foresto è corso ad Odabella,
Ezio si è avvicinato ad Attila)
For.
Oda.
O sposa, t' allieta,
E giunta la meta,
Dei padri lo scempio
Vendetta otterrà:
La tazza là mira,
Ministra dell’ ira,
AI labbro dell’ empio
Uldin l'offrirà.
(Vendetta avrem noi
Per mano de’ suoi?
Non fia ch’ egli cada
Pel loro tradir.
Nel giorno segnato
A Dio l'ho giurato,
E questa la spada
Che il deve colpir).
Rammenta i miei patti,
Con Ezio combatti;
Del vecchio guerriero
La man non sprezzar.
Decidi — Fra poco
Non fora più loco,
(Del barbaro altiero
Già Vl astro dispar).
(ad Oda.)
(fra sé)
(ad Att.)
18
Att.
Uld.
Coro
Tutti
M' irriti, o Romano... (ad Ezio)
. Sorprendermi è vano:
O credi, che il vento
M' infonda terror?
Nei nembi e tempeste
S’ allietan mie feste...
(Oh rabbia! non sento
Più d’Attila il cor).
( Dell’ora funesta (fra sè)
L'istante s' appresta...
Uldino, paventi?
Breton non sel tu?
O il cor più non t'ange
La patria che piange!
O più non rammenti
La rea servitù?)
(Lo Spirto de’ monti
Ne rugge alle fronti,
Le quercie fumanti
Sua mano coprì.
Terrore, mistero
Sull’ anima ha impero
Stuol d’ombre vaganti
Nel bujo appari). (# cielo si rasserena)
L’orrenda procella;
Qual lampo sparì.
Di calma novella
Il ciel si vesti!
Si riaccendan le quercie d’intorno, (riscuotend.)
(gli schiavi eseguiscono il cenno)
Si rannodi la danza ed il giuoco...
Sia per tutti festivo tal giorno.
Porgi, Uldino, la conca ospital.
Perchè tremi?.. s'imbianca-il tuo volto
(piano ad-Odabella)
(ricevendo la tazza da Uldino)
Libo a te, gran Wodano, che invoco!
Re ti ferma!... è veleno!... (trattenendolo)
(furibondo) Che ascolto !
Chi ’l1 temprava?
d (Oh momento fatal!)
49
For. Io. (avanzandosi con fermezza)
Att. Foresto! (ravvisandolo)
For. ‘Sì, quello che un giorno
La corona strappò dal tuo crine...
Att. In mia mano caduto se’ alfine, . (traendo la spada)
© Ben io l’alma dal sen ti trarrò.
For. Or tè lieve... " (in atto beffardo)
Att. (fremeatai parole) Oh mia rabbia! Oh mio scorno!
Oda. Re, la preda niun toglier mi può.
Jo t ho salvo... il delitto svelai...
Da me sol fia punito |’ indegno.
Att. (compiacendosi del fiero atto)
Io tel dono! Ma premio più degno,
Mia fedele, riserbasi a te:
Tu doman salutata verrai
Dalle genti qual sposa del re.
Oh miei prodi! un sol giorno
Chiedo a voi di gioja e canto,
Tuonerà di nuovo intorno
Poscia il vindice flagel.
Ezio, in Roma annuncia intanto
Ch’ io de’ sogni ho rotto il vel.
Oda. (con represso impeto a Foresto)
Frena l'ira che t' inganna,
Fuggi, salvati, o fratello.
Me disprezza, me condanna,
Dì che vile, infame io son...
Ma deh fuggi... Al dì novello
Avrò tutto il tuo perdon.
For. Parto sì, per viver solo (ad Oda.)
i Fino al dì della vendetta:
Ma qual pena, ma qual duolo?
A tua colpa si può dar?...
Del rimorso che 1 aspetta
Duri eterno il flagellar.
Ezio (Chi l’arcan svelar potea?
Chi fidarlo a core amante?
Va, ti pasci, va ti bea,
Fatal uom di voluttà.
Ma doman su te festante
Ezio in armi piomberà).
20
Utd.
Coro
(To gelar m' intesi il sangue....
Chi tradir poteane mai? |.
Me dal fulmine, dall’ angue,
Tu salvarti, o pro’ guerrier,...
Generoso! e tu m’ avrai
Sempre fido al tuo voler).
Re possenfe, il cuor riscuoti!...
Torna al sangue, torna al fuoco!...
Su punisci, su percuoti
Questo stuol di traditor!...
Non più scherno, non più giuoco
Noi sarem de’ numi lor.
FINE DELL’ ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
fn
tI SCENA. PRIMA.
Bosco come nell'atto primo, il quale divide
il campo di Attila da quello di Ezio.
Foresto solo indi Ul/dino.
For. Qui del convegno è il loco...
Qui delle orrende nozze
L'ora da Uldino apprenderò... Nel petto
Frenati, o sdegno... A tempo.
Come scoppiar di tuono,
Proromperò.
Uld. Foresto!
‘OT. Ebben!
Ud. Si move
Ora il corteo giulivo.
Che d’ Attila alla tenda
Accompagna la sposa.
For. Oh mio furore:
Uldino, :‘va!... Ben sai
Di là dalla foresta
In armi stanno le romane schiere...
‘Ezio te attendo sol, perchè sull’ empio
Piombino tutte. (Uldino parte)
SCENA Il.
Foresto solo.
Infida!
Il dì che brami è questo:
Vedrai come ritorni a te Foresto!
Che non avrebbe il misero
Per Odabella offerto?
22
Fino, deh, ciel perdonami,
Fin l’immortal tuo serto. —
Perchè sul viso ai perfidi
S' imprime il tuo seren?
Perchè fai pari agli angeli
Chi sì malvagio ha il sen? ,
SCENA III.
Detto ed Ezio che viene frettoloso dalla parte
del campo romano.
Ezio Che più s'indugia?... attendendo
I miei guerrieri il segno...
Proromperan, quai folgori,
Tutti sul mostro indegno.
For. Non un, non un de’ barbari
Ai lari tornerà.
Coro interno
Entra fra i plausi, o vergine,
Schiusa è la tenda a te;
Entra, ed il raggio srkolgiti
Dell’ esultante re.
Bello è il tuo. volto candido,
Qual mattutino albor.
A dolce spirto è simile
Ora di sol che muor.
Ezio Tu l odi?... è il canto pronubo...
For. Funereo diverrà.
Ah scellerata!!
Ezio Frenati.
Lo esige Vl alta impresa.
For. Sposa è Odabella al barbaro!..
A’ suoi voler s' è resa!!...
Ezio La tua gelosa smania
Frena per poco ancor.
For. Tutti d’° Averno i demoni
M'agitan mente e cor.
SCENA IV.
Odabella, sempre in arnese di Amazzone eon manto re-
gale e corona, che viene spaventata fuggente dal campo
barbaro, e detti.
Oda. Cessa, deh cessa... lasciami,
Ombra del padre irata...
Lo vedi?... Io fuggo il talamo...
. Sarai... sì... vendicata...
For. E tardo, o sposa d’Attila,
E tardo il tuo pentir.
Ezio Il segno... il segno... affrettati,
O ci farem scoprir.
Oda. Tu qui, Foresto?... Ascoltami,
Pietà del mio martir.
Te sol, te sol quest anima
Ama d’immenso amore,
Credimi, è puro il core,
Sempre ti fui fedel.
For. Troppo mi seppe illudere
Il tuo mendace detto!!
Ed osì ancor d’affetto
Parlare a me crudel?
Ezio Tempo non è di lagrime,
Non di geloso accento;
S'affretti l'alto evento,
.Sinchè ne arride il ciel.
SCENA V.
Attila, che va diritto ad Odabella, e detti.
Att. Non involarti, seguimi:
Perchè fuggir chi t'ama?...
Che mai vegg'io?... Qui, perfidi,
Venisti a nuova trama?
Tu, rea donna, già schiava, or mia sposa; (a Od.)
Tu fellon, cui la vita ho donata; (a For.)
Tu Romano per Roma salvata, (ad Ezio)
Congiurate tuttor contro me?
Scellerati... su voi sanguinosa
Piomberà la vendetta del re.
dA
Oda. Nella tenda, al tuo letto d’appresso,
Minacciosa ed ancor sanguinante
Di mio padre sta l'ombra gigante...
Trucidato ei ‘cadeva da te!!
Maledetto sarebbe | amplesso
(scaglia lungi da sè la corona)
Che me sposa rendesse del re.
For. Di qual dono, beffardo, fai vanto?
Tu m'hai patria ed amante rapita;
In abisso d’affanni la vita,
Hai, crudele, cangiato per me?
O tiranno... con morte soltanto
Può frenarsi quest odio per te.
Ezio Roma hai salva?... è del mondo Jo sdegno,
Che t'impreca superna vendetta!
Ed il sangue che inulto l’ aspetta
Non rammenti?... Paventane, o re.
De' delitti varcasti già il segno;
Pende l'ira del cielo su te. (sode internamente
il rumore dell’improvviso assalto del campo
d’ Attila).
Coro Morte... morte... vendetta!...
Att. Qual suono?
Ezio, For. Suono è questo che segna tua morte.
Att. Traditori! Sp
Ezio, For. Decisa è la sorte... (Foresto va per
trafiggere Attila, ma è prevenuto da Oda.
che lo ferisce esclamando)
Oda. Padre!... ah padre il sacrifico a te.
(abbraccia Foresto)
Att. È tu pure, Odabella?...
SCENA ULTIMA.
Guerrieri romani, che irrompono da ogni parte e detti.
Tutti. | Appien. sono
Vendicati, Dio , popoli e re!!!
FINE.